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I Mullah di Omar

 

A sei anni dalla caduta del regime che aveva ospitato Osama i segnidi un revival talebano aumentano


Durante la guerra contro l’Unione Sovietica milioni di afghani si rifugiarono in Pakistane lì si formarono le basi dei gruppi jihadisti


L’islam è l’anima fondante di tutte le etniee ciò trova una spiegazione nella geografia di un Paese crocevia sempre sotto attacco


Il popolo ha scoperto che unito nell’islam è imbattibile


A Khost nel 2003 i giornalisti camminavano per la città, oggi invece non si vede un solo straniero :i talebani sono ormai dappertutto


Haqqani è uno dei capi talebani più potenti del sud-est


Jere Van Dyk
analista

Mansoor, cinquant’anni, ex maggiore dell’esercito afghano, ora anziano agente segreto per l’esercito americano, sposta il suo kalashnikov a canna corta da una spalla all’altra. Ha una folta barba scura, indossa un turbante nero a strisce argentate e un pa­tou, un leggero mantello di lana, sulle spalle. Sotto a questo nasconde il suo fucile.
“Non possiamo stare qui troppo a lungo. È una zona pericolosa” dice. “Se qualcuno viene a sapere che c’è uno straniero, avremo guai.” Un’ora prima, mentre guidavamo su di una pista dissestata, fangosa e piena di buche tra le montagne, avevamo visto due uomini in piedi vicino ad un ruscello. Avevano folte barbe nere ed erano in piedi, le teste chinate in preghiera rivolte a sud-est, verso La Mecca. “Quello è il comandante talebano di quest’area, Mullah Tarah” aveva detto Mansoor. “Se avessi avuto altri uomini con me, lo avrei arrestato.” Mansoor, il cui “Ho lavorato per gli Americani per due anni” dice Khan, che viene da Magrah, un villaggio vicino. “Per questo qualcuno ha lanciato una granata dentro casa nostra qualche mese fa. Devo vivere a Khost, adesso. li sostiene.”aspetto è indistinguibile da quello di Tarah, era diventato visibilmente nervoso dopo aver visto il leader talebano. È Afghano, ma lavora per gli Americani. Mir Saib Khan, quarant’anni, indossa un paktool, un copricapo rotondo di feltro, una cartuccera di proiettili gli attraversa il petto e porta una pistola. Tiene un kalashnikov nella mano sinistra. ­Oltre l’80% della popolazione in quest’area odia gli Americani; il 20% Khan, dopo aver combattuto per dieci anni contro l’Unione Sovie­tica, è stato fino a poco tempo fa un Amf o campaign soldier per gli Stati Uniti. Amf sta per Forze Militari Afgane, soldati addestrati dalla Cia. Sono diversi dai soldati dell’Esercito Nazionale Afghano (Ana), un corpo che adesso conta circa 35.000 uomini. I soldati dell’Amf ser­vono come interpreti, guide, scorte e fanti. “Sin da quando ho iniziato a lavorare per gli Americani, ho avuto difficoltà a dormire” dice Mansoor. “Ero spaventato. Avevo guardie armate a casa mia.” Siamo nella Provincia di Khost, nel sud-est dell’Afghanistan, a otto chilometri dal confine pakistano. Le colline sono brune, con piccoli alberi e macchie di neve. È inverno.
Sin dalla fine del 2001, militanti talebani e membri di al-Qaida, ab­bandonando l’Afghanistan, hanno cercato rifugio in Pakistan, par­ticolarmente nelle Aree Tribali Amministrate in Federazione (Fata), sette distretti chiamati agenzie, in totale 27.200 chilometri con una po­polazione di quattro milioni di abitanti, nella Provincia della Frontie­ra di Nord-Ovest (Nwfp), attraverso il confine. Per capire i talebani è importante conoscere la storia del confine Afghanistan-Pakistan e dei Pashtun, e il ruolo dell’Islam in Afghanistan.

Storia

Nel 1893, Sir Henry Mortimer Durand, segretario degli Esteri per il governo dell’India britannica, persuase Abdur Rahman Khan, emi­ro dell’Afghanistan, ad accettare la ...