Jere Van Dyk
analista
Mansoor,
cinquant’anni, ex maggiore dell’esercito
afghano, ora anziano agente segreto per l’esercito
americano, sposta il suo kalashnikov a canna
corta da una spalla all’altra. Ha una
folta barba scura, indossa un turbante nero
a strisce argentate e un patou, un leggero
mantello di lana, sulle spalle. Sotto a questo
nasconde il suo fucile.
“Non possiamo stare qui troppo a lungo.
È una zona pericolosa” dice. “Se
qualcuno viene a sapere che c’è
uno straniero, avremo guai.” Un’ora
prima, mentre guidavamo su di una pista dissestata,
fangosa e piena di buche tra le montagne, avevamo
visto due uomini in piedi vicino ad un ruscello.
Avevano folte barbe nere ed erano in piedi,
le teste chinate in preghiera rivolte a sud-est,
verso La Mecca. “Quello è il comandante
talebano di quest’area, Mullah Tarah”
aveva detto Mansoor. “Se avessi avuto
altri uomini con me, lo avrei arrestato.”
Mansoor, il cui “Ho lavorato per gli Americani
per due anni” dice Khan, che viene da
Magrah, un villaggio vicino. “Per questo
qualcuno ha lanciato una granata dentro casa
nostra qualche mese fa. Devo vivere a Khost,
adesso. li sostiene.”aspetto è
indistinguibile da quello di Tarah, era diventato
visibilmente nervoso dopo aver visto il leader
talebano. È Afghano, ma lavora per gli
Americani. Mir Saib Khan, quarant’anni,
indossa un paktool, un copricapo rotondo di
feltro, una cartuccera di proiettili gli attraversa
il petto e porta una pistola. Tiene un kalashnikov
nella mano sinistra. Oltre l’80%
della popolazione in quest’area odia gli
Americani; il 20% Khan, dopo aver combattuto
per dieci anni contro l’Unione Sovietica,
è stato fino a poco tempo fa un Amf o
campaign soldier per gli Stati Uniti. Amf sta
per Forze Militari Afgane, soldati addestrati
dalla Cia. Sono diversi dai soldati dell’Esercito
Nazionale Afghano (Ana), un corpo che adesso
conta circa 35.000 uomini. I soldati dell’Amf
servono come interpreti, guide, scorte
e fanti. “Sin da quando ho iniziato a
lavorare per gli Americani, ho avuto difficoltà
a dormire” dice Mansoor. “Ero spaventato.
Avevo guardie armate a casa mia.” Siamo
nella Provincia di Khost, nel sud-est dell’Afghanistan,
a otto chilometri dal confine pakistano. Le
colline sono brune, con piccoli alberi e macchie
di neve. È inverno.
Sin dalla fine del 2001, militanti talebani
e membri di al-Qaida, abbandonando l’Afghanistan,
hanno cercato rifugio in Pakistan, particolarmente
nelle Aree Tribali Amministrate in Federazione
(Fata), sette distretti chiamati agenzie, in
totale 27.200 chilometri con una popolazione
di quattro milioni di abitanti, nella Provincia
della Frontiera di Nord-Ovest (Nwfp), attraverso
il confine. Per capire i talebani è importante
conoscere la storia del confine Afghanistan-Pakistan
e dei Pashtun, e il ruolo dell’Islam in
Afghanistan.
Storia
Nel
1893, Sir Henry Mortimer Durand, segretario
degli Esteri per il governo dell’India
britannica, persuase Abdur Rahman Khan, emiro
dell’Afghanistan, ad accettare la ...