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Calipari, in Parlamento


Eroe nazionale è una bella espressione, soprattutto quando la straordinarietà di un gesto, di una condotta, dell’umanità nella vita e nel lavoro è percepita come tale dalla gente. Da tutta la gente. Eroe nazionale sul serio, dunque.
Questa espressione, però, rischia non solo di suonare vuota, ma di diventare una vera e propria beffa se rimane confinata unicamente nel campo delle belle parole.Di quei sentimenti così nobili e così lacrimevoli, che diventano i migliori alibi del nulla.
C’è da chiedersi, quindi, a quasi dieci mesi dalla tragica morte a Bagdad, cosa sia per noi Nicola Calipari, cosa sia la sua memoria, cosa quegli eventi ci abbiano insegnato, se esista un “caso” Calipari e per quanto tempo ancora il nome di Calipari significherà qualcosa. C’è da chiederselo seriamente, perché quella di Calipari, oggi, è una memoria scomoda. E domani sarà una memoria rimossa, talché il tempo e le convenienze di parte trasformeranno ben presto l’ “eroe nazionale” in una vuota targa che dà il nome ad una scuola; in una medaglia il cui significato sarà sempre più sbiadito. Verità e giustizia saranno un bisogno che lentamente andrà disperdendosi.
L’eroe Calipari, oggi, è visto da alcuni come un ostacolo nei rapporti con i potenti alleati, che non accettano, né accetteranno mai di essere giudicati; l’eroe Calipari, oggi, è l’immagine dell’altra intelligence, quella che non tortura e non viola i diritti umani, quella che ai metodi dei pistoleros preferisce semplicemente il sale nella zucca, la pazienza e la perseveranza. E questo non va bene.
Tempo e convenienze, dunque, stanno cancellando dalla nostra memoria l’eroe nazionale e stanno annullando il bisogno di verità e giustizia per la morte di una persona che il presidente Ciampi, motu proprio, ha insignito della medaglia d’oro al valor militare. Occorre saperlo fin da ora. E poiché, come per Ustica, come per le stragi, come per il terrorismo, verità e giustizia sono interesse non solo dei familiari delle vittime, ma di un intero popolo, c’è da chiedersi cosa fare.
I margini non sono così ampi, come pochi sono i sentieri che possono portarci nella direzione giusta. Ma sicuramente il “caso Calipari” deve entrare nel nuovo Parlamento, se non vogliamo consegnarlo definitivamente all’oblio. Rosa Villecco Calipari, che con grande dignità e nello stesso tempo forza, si sta battendo perché questa memoria non sia cancellata deve continuare a battersi, ma da dentro il Parlamento, ossia l’unico luogo nel quale questo impegno abbia quella rilevanza istituzionale senza la quale sarebbe vanificato. Non ci sono molte alternative. O dentro il Parlamento, o fuori dalle nostre coscienze.
Qualche malevolo, sicuramente, potrà dire come è stato detto in qualche altro caso in passato, che c’è un “partito delle vedove” o dei parenti delle vittime che strumentalizzano la propria tragedia. Insinuazioni talmente basse, che non meriterebbero nemmeno di essere prese in considerazione. Ma non devono diventare un alibi per chi, solidale a parole, si adopera perché il caso Calipari sia spazzato via dal vento. E’ una memoria scomoda, per alcuni. Ma è la memoria dell’Italia perbene, dell’Italia dei giusti. Difendiamola per difendere tutti noi.