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Le Mafie invisibili

Guido Salvini
Magistrato

Le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel tessuto economico del Nord: una rete di connivenze e minacce

Nel novembre 2007 l’Associazione Saveria Antiochia - Omicron¹ riesce, dopo anni di assenza di iniziative sul tema, a organizzare un convegno sull’infiltrazione delle organizzazioni criminali nel Nord che si svolge in una sala di Palazzo Marino, il municipio di Milano, e quindi del motore economico e finanziario del paese. Partecipano, forse per la prima volta insieme in una sede così importante, amministratori locali, magistrati di tutto il Nord Italia, investigatori, sociologi e operatori culturali e il titolo dell’incontro La Mafia Invisibile² vuole comunicare un messaggio preciso. Affermare pubblicamente che la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali sono presenti e operano a Milano, in Lombardia e altrove nel Nord, anche se seguono una strategia di “lavoro” sotto traccia favorita dal disinteresse al tema di parte del mondo politico, non significa offendere il buon nome e la rispettabilità della metropoli lombarda e degli altri operosi agglomerati del Nord3, ma suonare un campanello d’allarme affinché l’infezione non si propaghi e comprendere che proprio perché le terre del Nord sono tra le più ricche e sviluppate non possono non essere considerate un terreno fertile per chi, anche disponga di immensi capitali illeciti da riciclare e da investire in forma mimetica. Le relazioni al Convegno di magistrati e investigatori, anche se basate su fonti di intelligence e acquisizioni investigative parziali piùv che sull’esito di un numero importante di indagini concluse, e sui motivi di questa discrasia ritorneremo, forniscono un quadro concorde. La ‘ndrangheta soprattutto, e soprattutto in Lombardia ma con forti presenze nelle regioni circostanti, non solo ha il monopolio della principale forma di accumulazione primaria, il commercio di droga con una netta prevalenza della cocaina, ma è in grado di riciclare4 e riversare senza pericoli eccessivi i suoi profitti in una serie di attività economiche che tendono a vederla via via egemone: l’attività edilizia e collegata, quella che si chiama in gergo movimento terra, il mercato ortofrutticolo, l’apertura di bar, ristoranti e discoteche con l’indotto costituito dai servizi di sicurezza addetti a tali locali, le cooperative di servizi, le sale da gioco, alcune società finanziarie che diventano sovente strumenti per il recupero crediti violento e per l’usura mafiosa, quella che ha per obiettivo non solo guadagnare alle spalle dei piccoli imprenditori in difficoltà di liquidità, ma di impadronirsi delle loro imprese. Se a ciò si aggiungono le estorsioni classiche, presenza non pervasiva ma comunque significativa5 nelle province del Nord, si ha un quadro certo non di controllo del territorio, impossibile per la diversità della mentalità e delle abitudini di vita rispetto alle zone di origine delle cosche, ma di un controllo “selettivo” anonimo e socialmente quasi invisibile su persone e settori economici che vengono via via inglobati in un mondo illecito parallelo con forme di potere e regole proprie. In ogni settore in cui le cosche silenziosamente prevalgono, forti di una liquidità senza limiti e di una capacità di intimidazione che basta spesso essere “percepita” senza essere “agita”, siano tali settori i lavori edilizi o le cooperative di facchinaggio o il trattamento dei rifiuti, vengono meno le regole fondamentali dell’economia legale e quindi la libera concorrenza tra operatori economici, le norme poste a tutela della sicurezza del lavoro, il rispetto dei vincoli ambientali e prevale invece il lavoro nero e il sub-appalto senza controlli.