Cominciamo con una domanda apparentemente
banale: cos’è al-Qaida? Continuiamo
(e terminiamo) con una risposta apparentemente
contraddittoria: è tutto ed è niente.
In altri termini, l’organizzazione di Osama
Bin Laden e del suo ideologo al-Zawahiri rappresenta
certamente una delle principali minacce, se non
la principale, di espansione globale del terrorismo.
Ma, nello stesso tempo, ha finito con il diventare
la “foglia di fico” con la quale giustificare
ogni cosa in nome della lotta al terrorismo indipendentemente
dal suo reale coinvolgimento. Quindi, si potrebbe
tranquillamente dire, al-Qaida è una realtà
e nello stesso tempo è un alibi; è
una grave minaccia, ma qualche volta un’invenzione;
è un’organizzazione, ma nello stesso
tempo è un’idea che si riproduce
per emulazione senza che esistano necessariamente
legami diretti tra i gruppi.
Date queste premesse, in questo numero della rivista
abbiamo ritenuto di analizzare un tema di grande
interesse come quello delle cosiddette “retrovie”
di al-Qaida, diventato oggetto di riflessione
ancora più stringente dopo l’attentato
di Algeri dell’aprile scorso e la contemporanea
scoperta di un gruppo suicida in Marocco1. In
particolare, oltre ad affrontare il tema di questo
tipo di presenza terrorista in aree così
vicine all’Italia, si è cercato di
esaminare la presenza, la consistenza e l’eventuale
pericolosità dei gruppi “binladisti”
nell’area subsahariana e nel resto dell’Africa,
per analizzare se si è in presenza di una
vera e propria retrovia, temibile sotto il profilo
del reclutamento e del supporto logistico, ovvero
se nel breve e medio periodo la presenza di al-Qaida
in Africa non sia particolarmente significativa
rispetto a quanto accade in altre aree. In altri
termini, si è cercato di entrare nel dettaglio
e di sviscerare quanto ci sia di vero e quanto,
al contrario, viene attribuito per semplificazione
o altro alle componenti “qaidiste”....
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| Rivista
di Intelligence numero 2 luglio 2007 |
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