Le recenti indagini dell’autorità
giudiziaria di Milano che hanno portato all’identificazione
dei presunti appartenenti a tre nuclei di militanti
che lavoravano per la costruzione del “partito
comunista politico-militare” (Pcp-m) hanno
rappresentato - sul piano fattuale – la
dimostrazione di un attivismo rivoluzionario che
si muoveva lungo le linee della cosiddetta “seconda
posizione” brigatista1. Un’area la
quale, nonostante l’assenza di azioni armate,
aveva sempre mantenuto aperto un canale dottrinario-propagandistico
con la diffusione periodica di bollettini clandestini
attraverso i quali indicare progetti e programmi
del costituendo “partito comunista combattente”,
denominato successivamente, appunto, “partito
comunista politico-militare”2. Indubbiamente,
al di là di quelli che saranno gli sviluppi
giudiziari e le responsabilità individuali,
l’indagine ha consentito di delineare meglio
metodologie, obiettivi e per.no umori di questa
componente del partito armato che ....
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