Focus

Pino Arlacchi
Cinesi
Un pianeta da conoscere


Si può parlare di una minaccia criminale che incombe sulle Olimpiadi del 2008 in Cina? Nel corso di questa analisi cercherò di dare una risposta precisa alla domanda. Vorrei iniziare, però, infrangendo un’antica regola orientale. Esporrò cioè il nodo centrale della mia argomentazione all’inizio e non al termine di queste pagine. Il motivo della mia scelta è semplice: se da un lato ritengo altamente improbabile un attentato criminale in occasione dei giochi olimpici, dall’altro sono convinto che un pericolo criminale possa comunque profilarsi nel futuro del Paese, anche se esso non assumerà le proporzioni drammatiche che qualcuno ipotizza. Non penso che in Cina,

Editoriale

Valter Bielli
Calipari giustizia negata

Con la sentenza della terza Corte d’Assise di Roma il marine Mario Lozano che uccise il 4 marzo 2005 a Baghdad il dirigente del Sismi Nicola Calipari non potrà essere processato in Italia. Questa decisione viene dopo che gli Usa ripetutamente hanno cercato di impedire l’accertamento della verità, per giustificare un omicidio che a tutt’oggi presenta risvolti inquietanti. Il dispositivo della sentenza ha decretato il “non luogo a procedere” per “carenza di giurisdizione” e in tal modo ha accolto la richiesta americana di non processare Lozano, in quanto saremmo di fronte non a un “delitto politico”, ma a un “delitto comune”. I giudici della Corte d’Assise si sono fermati qui, non hanno sentito la necessità di leggere le carte processuali e provare a fare luce sui fatti; in tal modo è stata negata la giustizia. In

Focus

Alessia Virdis
Una lunga marcia

All’insegna della “crescita pacifica” , la Cina porta avanti la sua ascesa, una nuova Lunga Marcia. Pechino acquisisce un peso sempre crescente nell’arena mondiale, la sua influenza sullo scacchiere internazionale è in continuo aumento e così un giorno, forse, i riflettori si accenderanno sul gigante asiatico come vera superpotenza. Spesso ci si domanda se si stia assistendo all’alba del secolo cinese, come il XX secolo è stato quello americano e il XIX quello inglese. Il ciclo della storia che ha visto emergere ed eclissarsi superpotenze. Mentre Washington è impegnata nella lotta al terrorismo, Pechino prosegue la sua “crescita pacifica”, il Grande Gioco, con un’economia paragonabile a un treno senza freni, ma anche con problemi interni, tendenze contraddittorie, che potrebbero divenire un ostacolo lungo la sua strada.

Focus

Chau Donovan
L’Africa di Pechino
Che cos’è la guerra politica


Nell’ottobre del 2005, il battaglione Three di costruzione mobile navale degli Stati Uniti ha iniziato la ristrutturazione e la realizzazione di pozzi d’acqua in Etiopia. Il mese successivo, sempre in Etiopia, una squadra del settore Affari civili dell’esercito ha gestito un gruppo di lavoro per curare i malati di sei villaggi nei dintorni di Gode. Dall’altra parte del continente, giungeva intanto la notizia che la Repubblica Popolare Cinese avrebbe scavato 598 pozzi in Nigeria, precisamente ad Abuja, la capitale, e in altri 18 Stati, nell’ambito di un progetto del tutto gratuito per il Paese africano. Ancora nell’ottobre del 2005, la Nigeria ha ricevuto in dono da Pechino 3 milioni di dollari in equipaggiamenti militari.
Cosa significano queste attività? E perché oggi meritano attenzione? Esse dimostrano gli sforzi del governo statunitense e di quello cinese per implementare, in due Paesi strategicamente situati nella regione orientale e nella regione occidentale dell’Africa, la cosiddetta guerra politica, uno strumento che rientra nei processi di grande strategia . La guerra politica è un mezzo non violento che prevede azioni coordinate e produce effetti concreti su destinatari predeterminati ; essa distingue operazioni primarie, comprendenti aiuti economici, assistenza nello sviluppo, addestramento ed equipaggiamento delle forze militari e di sicurezza, e operazioni secondarie, che invece includono tutte quelle attività di sostegno allo svolgimento delle attività primarie, come, per esempio, visite di scambio o dichiarazioni pubbliche. La guerra politica offre chiari vantaggi rispetto

Saggi

Alessandro Politi
Occidente sconfitto



In Afghanistan siamo ormai giunti alla decima guerra condotta da eserciti stranieri e alla settima-ottava guerra civile dal 1816. A sei anni dall’inizio del conflitto e dell’opera di stabilizzazione, la domanda di Lenin “che fare?” si era già posta durante il dibattito parlamentare del luglio 2006 sul rifinanziamento della missione italiana in Isaf e si è riproposta in dicembre, arrivando ad una prima soluzione nell’aprile 2007 (rifinanziamento per un anno). Questo è il quadro della situazione aggiornato al luglio 2007. Operation Enduring Freedom nasce nel 2001 come risposta immediata alle stragi qaidiste di New York e Washington, si sviluppa come guerra lampo con il pieno consenso di tutta la comunità internazionale, ma non nella Nato

Saggi

Rosa Villecco Calipari
Informazione e sicurezza

La necessità di una riforma dei Servizi di Informazione e Sicurezza era fortemente sentita da più parti e anche attesa dagli stessi operatori del settore. Affermo questo con la consapevolezza di parlare dopo fatti gravi, purtroppo anche ricorrenti, scandali ed episodi criminosi che hanno coinvolto, dal 1977 in poi, appartenenti ai servizi segreti italiani. La ripetitività di certi episodi e le analogie con comportamenti passati, congiuntamente alla carenza di verità e di trasparenza, hanno ingenerato sempre maggiori perplessità e sospetti nei cittadini. Oggi, come nel passato, i servizi segreti sono percepiti nell’immaginario collettivo, come qualcosa di negativo, o peggio ancora, uno strumento attraverso il quale una parte del potere tiene sotto controllo l’altra.
Le “deviazioni”, le “patologie” dovranno essere chiarite nelle sedi istituzionali competenti, ma per contro, è legittimo pretendere che il lavoro dell’intelligence sia qualcosa al servizio e non contro il bene comune, che sia strumento di difesa della Repubblica e della democrazia da qualsiasi tipo di minaccia interna ed esterna, nell’assoluta convinzione che la sicurezza è un diritto di ogni libero cittadino.
Sicurezza nel senso più ampio, non solo nel poter salire su una metropolitana o su un aereo senza correre il rischio di essere dilaniati da una bomba, ma anche sicurezza nella stabilità del nostro sistema economico, nella sovranità del

Saggi

Lorenzo Trombetta
Al-Qaida in Libano

“Il ferro del nostro esercito spezzerà le braccia al terrorismo”. Con questo e altri slogan, le piazze e le strade di Beirut erano ornate lo scorso 1 agosto in occasione del 62° anniversario della creazione dell’esercito libanese. In quello stesso giorno, i “terroristi” del gruppo integralista Fath al-Islam, “ispirato ad al-Qaida”, uccidevano altri due soldati di Beirut facendo salire a oltre 120 il numero dei militari uccisi dal 20 maggio. Da allora e mentre si scrive proseguono violenti i combattimenti tra esercito e miliziani nel campo di profughi palestinesi di Nahr al-Barid, 100 km a nord di Beirut, nei pressi di Tripoli, principale porto del paese e tradizionale roccaforte dell’Islam radicale sunnita.

Equilibri

Enzo Ciconte
‘Ndrine calabresi

La strage del 15 agosto a Duisburg, nel cuore dell’Europa produttiva, ha avuto una vasta eco a livello internazionale. Alcuni hanno scoperto in quell’occasione la forza e la potenza della ‘ndrangheta che avevano del tutto sottovalutato e sottostimato o addirittura ignorato. Molti commentatori italiani e stranieri hanno cercato di trovare la spiegazione di quanto era successo negli anfratti di pratiche belluine e hanno descritto una mafia arcaica, feroce nei suoi regolamenti di conti, ferinamente attaccata ai suoi riti tribali. La perfetta sintesi di tutto era la rappresentazione del santuario della Madonna di Polsi incastonato tra le splendide ma impenetrabili montagne dell’Aspromonte. Note di colore, folclore, richiami ai tratti caratteristici dell’antropologia calabrese hanno fatto da sfondo a questa rappresentazione. Si è parlato molto del santino bruciato trovato in tasca di uno dei giovani assassinati ed è stato il pretesto, ancora una volta, per descrivere una ‘ndrangheta arretrata che si attarda a praticare le affiliazioni rituali. Pochi hanno compreso il senso profondo di quel santino, il valore attuale, tutto moderno, di un atto che crea senso di appartenenza, identità, spirito di gruppo e voglia di emulazione. Del resto la faida iniziata in anni lontani, con quanto di feroce e di barbaro possa sopravvivere in una comunità o in più famiglie, era un richiamo

Equilibri

Gianni Cipriani
Br-Pcc, un pensiero che sopravvive

Premessa
A partire dal 20 maggio del 1999, con l’assassinio di Massimo D’Antona e fino a tempi assai più recenti, nel descrivere le attività delle Br-Pcc tornate in azione da quella data in poi, si è spesso utilizzato il termine “nuove” Brigate Rosse. Una semplificazione che, forse, ha una qualche giustificazione se ci si avvicina al fenomeno con occhio sostanzialmente giornalistico, ma che rischia di diventare fuorviante se - come cercherò di spiegare in questo saggio - il fenomeno politico-militare delle Brigate Rosse necessita di essere analizzato nella sua complessità e continuità. E soprattutto è un fenomeno che non possiamo definire totalmente superato, quantomeno in termini politici, e che quindi potrebbe riproporsi esattamente negli stessi termini in cui ritornò nel 1999.

Documenti

Kabul


Introduzione
Il presente rapporto è presentato in seguito alla risoluzione 61/18 dell’Assemblea Generale e alla risoluzione 1746 del Consiglio di Sicurezza (2007). Esso prende in esame le attività della Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) a partire dal mio precedente rapporto, datato 15 marzo 2007 (A/61/799-S/2007/152). Durante il periodo preso in considerazione, il Consiglio ha anche ricevuto una informativa orale sulla situazione in Afghanistan il 23 marzo 2007 (vedi S/PV.5680).

Quadro d’insieme
Sviluppi politici

La transizione politica che è iniziata con la firma dell’Accordo di Bonn circa sei anni fa è avvenuta sotto crescenti pressioni interne ed esterne. Mentre alcune istituzioni e ministeri continuano a maturare, la fiducia pubblica nel governo e nei suoi leader vacilla a causa della corruzione crescente e della debolezza del potere, in particolar modo a livello regionale. L’intensificarsi dell’insurrezione talebana che sempre più spesso fa affidamento su esplosioni suicide e altre tattiche terroristiche sta minando la fiducia nel futuro e impedendo l’accesso del governo e delle organizzazioni per gli aiuti internazionali a un crescente numero di distretti. Nonostante queste pressioni, ci sono stati dei progressi in termini di crescita